Il buongiorno dalla COP26 di Daniele Pernigotti – Partecipazione o misure anti COVID-19… questo è il dilemma.

Che la COP26 fosse destinata a essere un evento eccezionale era chiaro da tempo. Dal punto di vista negoziale questo incontro era previsto fosse cruciale già dall'Accordo di Parigi, perché la COP26 doveva raccogliere i nuovi impegni di mitigazione nazionali (NDC), col fine di colmare il divario tra l'obiettivo globale dell'Accordo di Parigi e l'innalzamento della temperatura atteso per fine secolo, sulla base della somma degli attuali NDC.La sua eccezionalità sta, però, anche nella necessità di posticipare di un anno l'incontro, previsto per il 2020, a causa della pandemia del COVID-19 le cui ondate di risacca sono in attenuazione ma ancora lontane dallo spegnersi.

Il dilemma di fondo è però adesso come gestire queste due condizioni tanto eccezionali quanto antitetiche. Com'è possibile, infatti, assicurare l'alta partecipazione che la COP meriterebbe per la sua fondamentale portata negoziale, con la necessità del "distanziamento sociale" necessario a evitare la diffusione del virus, che è tornato a crescere in modo significativo in Gran Bretagna proprio poche settimane prima dell'avvio dei lavori?

Dal lato COVID-19 il paese ospitante ha dimostrato una approccio ineccepibile. A partire dalla richiesta di pass vaccinale per l'ingresso nel paese, combinata con l'obbligo di effettuare in autonomia entro le prime 48h un campione, da imbucare poi comodamente nella cassetta della posta prioritaria. Basta poi attendere poco più di un giorno per ricevere l'esito dell'analisi PCR via email. Da segnalare come, tra l'altro, proprio a Glasgow ci sia il principale centro della Gran Bretagna per queste analisi, con 800 persone capaci di eseguire fino a 70.000 PCR al giorno. Per garantire che i lavori della COP si svolgano in piena sicurezza viene poi chiesto a tutti i partecipanti di effettuare in autonomia tutti i giorni un test rapido, il cui esito negativo deve essere comunicato via email al sistema centrale, al fine di ottenere un pass giornaliero senza il quale non si può accedere nella sede della COP. Dal punto di vista del sistema di controllo, quindi, tutto perfetto.

Ma il problema nasce quando devi fare entrare più di diecimila persone all giorno, attraverso forse il sistema di controllo in ingresso più sottodimensionato che abbia avuto modo di sperimentare alle COP dal 2006 a oggi.
Se poi al controllo dei badge autorizzati devi sommare quello dell'esito del tampone giornaliero... la frittata è fatta.

È così inevitabile affrontare quotidianamente una coda di più un'ora che, oltre a rendere impossibile ogni previsione certa dell'orario d'ingresso, vede ammassarsi parecchie migliaia di persone che si muovono come un gregge in cui gli spazi tra i singoli tendono inevitabilmente a chiudersi. La richiesta di rispettare 1,5 m di distanza tra le persone, ben in evidenza all'interno della COP,  finisce così per essere destinata al libro delle favole.

Ma il paradosso non finisce qui. Le regole COVID-19 hanno portato a contingentare il numero di persone, le stesse che poco prima avevano condiviso intimamente la coda ai cancelli d'ingresso, all'interno delle stanze negoziali e degli eventi collaterali, con l'assurda situazione per cui le sedie disponibili sono meno del numero di paesi che fanno parte dell'UNFCCC. Esclusa, quindi, a priori la possibilità di partecipare ai lavori con più di una persona per paese.
Per non parlare delle ONG e degli altri osservatori del mondo economico che da sempre svolgono il ruolo di cane da guardia sulle reali posizioni che i vari paesi tengono ai tavoli di lavoro, non sempre consistenti con le belle parole spese davanti agli organi di comunicazione al di fuori di quelle stesse stanze. Ciò comporta la sentita protesta delle ONG che (giustamente) si lamentano dell'importante perdita di trasparenza del negoziato. Si realizza così l'assurda situazione per cui la COP, in cui la trasparenza dovrebbe avere un ruolo centrale, è proprio quella che rischia di zoppicare su questo fronte. Condizione che porta inevitabilmente ad aumentare il divario tra la politica chiusa a discutere nelle stanze del castello e il mondo reale che lo circonda dall'esterno per chiedere un'azione più rapida ed estesa.

La presenza dei capi di stato e di governo nei primi due giorni di COP26 ha aggiunto un altro carico alla fragilità della situazione, portando a limitare l'accesso a più di un terzo dell'intera superficie utile, col risultato di concentrare ulteriormente le persone non direttamente coinvolte nel negoziato nella restante parte. La capacità di carico della struttura ha così rapidamente raggiunto il suo limite, tanto da costringere ieri a bloccare gli ingressi all'ora di pranzo. Tutto ciò con la presenza attuale di "sole" 12.000 persone, quando risulta siano stati rilasciati circa 35.000 accrediti.
Una sorta di collasso già ai blocchi di partenza.

Ma, nonostante la situazione, il segretariato dell'UNFCCC non ha perso il senso dell'ironia e, vista l'inevitabile necessità di passare comunque un'ora all'aperto, prima di continuare all'interno la seconda parte della coda, fornisce il classico suggerimento da buon padre di famiglia di attrezzarsi con abbigliamento idonei in caso di pioggia.

Tutte difficoltà che, per ora, non sembrano scalfire in alcun modo persone che sono giunte da tutto il mondo con delle motivazioni senza dubbio molto forti. Il vero problema di fondo è, però, che le lunghe code giornaliere e la limitazione degli spazi accessibili portano a concentrare le persone e inevitabilmente ad aumentare il rischio di diffusione del virus, nonostante tutte le misure di prevenzione messe in atto. Se nulla cambierà nei prossimi giorni dovremmo attenderci, quindi, di registrare la prossima settimana, quando è atteso un numero di persone ancora maggiore, una possibile diffusione del COVID-19?

Un quesito difficile, come difficile è trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di partecipazione e trasparenza e le misure di prevenzione COVID-19. In tutto questo l'unica vera speranza è che il negoziato riesca a produrre dei passi avanti davvero significativi nel contrastare l'attuale deriva climatica, il che giustificherebbe almeno in parte l'aver deciso di correre questi rischi.

Vi ricordiamo, infine, che il prossimo appuntamento del Tea Corner di martedì 9 novembre alle 17.00, sarà dedicato proprio agli ultimi aggiornamenti sulla COP26.

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