Il buongiorno dalla COP26 di Daniele Pernigotti – Successo, fallimento o il solito bicchiere mezzo pieno?

Inizia oggi la seconda settimana della COP26, l'high level segment in cui gli sherpa tirano il fiato, lasciando i posti ai tavoli negoziali ai Ministri e ai loro più stretti collaboratori. La Conferenza di Glasgow arriva al giro di boa ed è naturale cercare di tirare le prime somme di quanto fatto fino ad oggi. Anche perché dai media ci arrivano messaggi diametralmente opposti.

Il Primo Ministro inglese declama risultati storici, mentre la giovane Greta sostiene un altrettanto storico fallimento, semplificando in modo efficace la trattative tra i paesi come il "solito bla, bla, bla".

Ma concretamente vediamo quali sono stati i punti di forza e di debolezza di questa prima settimana di lavoro per capire se, in una sorta di competizione virtuale, la ragione sta più nel terreno di Boris Johnson o di Greta Thunberg.

Bisogna prendere intanto atto del lancio di numerose iniziative volontarie da parte di gruppi non omogenei di paesi. La prima settimana ha visto la declamazione di una serie d'interessanti iniziative, supportate in modo autonomo da diversi gruppi di paesi e quindi non di per sé parte del percorso negoziale condiviso della COP. Come quella che propone lo stop al finanziamento di nuove centrali a carbone degli anni '30 o '40, a seconda dello stato di sviluppo dei diversi paesi, e che ha visto il supporto di 77 paesi. Risultano però mancare all'appello dei pezzi da novanta come la Cina, gli USA e l'Australia, mentre la Polonia, che da una parte vorrebbe entrare quanto prima a far parte del G20, in questo caso si considera in via di sviluppo, spostando così l'obiettivo al 2049. In questo caso l'ago della bilancia sembra quindi pendere più verso l'interpretazione di Greta.

Altra iniziativa importante è quella di porre fine entro il 2023 al finanziamento pubblico a favore delle fonti fossili. Sembra che l'adesione dell'Italia sia arrivata all'ultimo minuto dopo un combattuto braccio di ferro tra il Ministro Cingolani, a favore dell'adesione, e il Ministro Franco, tanto che non si è riusciti a inserire l'Italia nell'infografica di presentazione dell'iniziativa. In questo caso non vi sembrano essere delle possibili chiavi di lettura distorsive dell'iniziativa ed essendo l'impegno di fondo davvero importante, potremmo attribuire un punto a Boris Johnson.

Circa 90 paesi, guidati da Ue, USA, hanno poi aderito al Global Methane Pledge, con la volontà di tagliare le emissioni di metano del 30% entro il 2030. Di per se questa sarebbe una grande iniziativa perché il metano ha un'azione circa 30 volte più potente sul cambiamento climatico della CO2 nel lungo periodo, ma addirittura 80 volte nel breve-medio periodo. Purtroppo Cina, India e Russia le cui emissioni di metano sono tra le più significative, non aderiscono all'impegno, per cui siamo indecisi se valutare questa iniziativa come pareggio o dare un po' di vantaggio a Greta.

Un altro patto vuole spostare 18 miliardi di dollari all'anno a favore dello sviluppo dell'energia pulita. Quando si tocca il tema della finanza la situazione si fa però spinosa (magari a questo tema dedicheremo una riflessione nei prossimi giorni), visto quanto è successo fino ad oggi sui soldi che dovevano essere stanziati da tempo. Non classificato!

C'è poi la dichiarazione dei leader sulle foreste e l'uso del suolo, che vuole invertire la rotta alla deforestazione entro il 2030. Ha raccolto la firma di ben 110 paesi. Vedere la firma del Brasile di Bolsonaro che da quando è al governo ha invertito sì la rotta precedente, ma favorendo pesantemente la deforestazione, mette in dubbio la reale applicabilità ed efficacia di questa dichiarazione e farebbe protendere per un punteggio doppio a favore di Greta, per eccesso di bla, bla, bla.

Infatti, nel frattempo il WMO ha acceso una lampadina di allarme sull'Amazzonia perché grazie all'attuale tasso di deforestazione si sta trasformando da pozzo di assorbimento della CO2 a un emettitore netto.

Ma al di là di quanto possano poi essere concretamente efficaci questi accordi volontari tra paesi esiste un importante tema di fondo. Tutti questi sono al momento stati segnati di fatto attraverso iniziative estemporanee e non all'interno della cornice dell'UNFCCC, mentre sui temi in agenda della COP non vi sono stati effettivamente grandi passi avanti. Il punto principale, oltre al rafforzamento degli obiettivi di mitigazione nazionale, è sul come rendere operativo l'art.6 dell'Accordo di Parigi, quello dedicato ai meccanismi di mercato, dove siamo ancora in alto mare. Giovedì il chair del gruppo dedicato all'argomento ha presentato un documento da lui proposto, completamente nuovo, che eliminasse la moltitudine di parentesi della versione precedente che rappresentavano le varie opzioni ancora possibili per le diverse frasi. Ovviamente la cosa non è piaciuta a molti delegati e, come nel gioco dell'oca, si è tornati al punto di partenza per la costruzione di un testo condiviso... ma con una settimana in meno per lavorare ad un testo condiviso.

Come dire che il bicchiere, pur con una buona dose di ottimismo è questa volta più vuoto che pieno.

Domani, martedì 9 novembre alle ore 17.00 dedicheremo il nostro consueto appuntamento del Tea Corner alla COP26, presentando in diretta gli ultimi aggiornamenti sul negoziato climatico.

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