Il buongiorno dalla COP26 di Daniele Pernigotti – The good and the bad COP per il Glasgow Climate Pact

"The good COP and the bad COP", non rappresenta il classico gioco di ruolo tra poliziotto buono e poliziotto cattivo chiamati a gestire un interrogatorio difficile.

È l'efficace descrizione con cui Saleemul Huq descrive l'esito della COP26 di Glasgow. Saleemul non è esattamente un neofita del cambiamento climatico e del negoziato all'interno dell'UNFCCC visto che, oltre ad avere partecipato a tutte le COP, è uno scienziato del Bangladesh che ha contribuito alla stesura dei rapporti dell'IPCC, oltre a essere stato il direttore dell'ICCCAD, l'International Centre for Climate Change and Development.

Ma perché Saleemul vede una COP buona e una cattiva?

Quella cattiva è per lui rappresentata dal popolo di negoziatori che, chiamati a salvare il futuro di tutti noi, si muovono sempre più tra complessi meccanismi esclusivi e la necessità di difendere gli interessi del paese che rappresentano. Il risultato è un progresso, pur nella giusta direzione, troppo lento per arginare la deriva climatica che per definizione tutte le Parti aderenti all'UNFCCC sono impegnate ad affrontare.

Del resto, per uno scienziato di uno dei paesi più poveri al mondo e più colpiti dal cambiamento climatico il solito bicchiere mezzo pieno, che regolarmente rappresenta l'esito delle COP, è evidentemente visto dal lato vuoto del bicchiere, perché non è in grado di arrestare la situazione sempre più drammatica che continuerà ad affliggere il suo paese e i suoi concittadini.

In questa direzione va visto il progressivo annacquamento della richiesta nella decisione della COP di accelerare l'uscita dal carbone nella produzione di energia. Prima la diluizione, nella seconda bozza della decisione, di limitare la richiesta iniziale al solo carbone "non abbattuto", che  lascia aperta la porta alla possibilità del suo utilizzo in abbinata con il sistema CCS, ancora tanto teorico quanto inefficiente. Poi la mossa finale dell'India di chiedere di passare dall'eliminazione alla riduzione dell'utilizzo del carbone che, oltre a strappare delle lacrime trattenute al Presidente della COP26 Alok Sharma, rappresenta per Saleemul e il Bangladesh una sorta di condanna. Qualcosa di simile è accaduto per la chiamata ad accelerare l'eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, vero freno alla diffusione massiva delle fonti rinnovabili.

L'ultima versione della decisione inserisce l'aggettivo "inefficient", lasciando spazi d'interpretazione del termine per anni a venire, e svuotando un bicchiere che sarebbe stato stavolta davvero pieno.

Altro tema critico è non avere ancora completato il pacchetto di aiuti economici di 100 miliardi all'anno dal 2020 al 2025 per i paesi poveri, deciso ancora a Parigi nel 2015. Al momento siamo a una copertura dell'80% anche se a Glasgow  sono stati fatti alcuni passi avanti su questo punto. Ad esempio l'Italia che era storicamente ferma all'offerta di 460 milioni all'anno, ha alzato l'impegno a quasi 1,4 miliardi. Ma sul fronte degli aiuti è previsto che partirà un tavolo già nella prossima COP per definire gli aiuti post 2025, visto che la situazione sempre più grave del clima equivale anche alla necessità di fornire aiuti economici sempre maggiori ai paesi in via di sviluppo.

Saleemul non ritiene però che si debba mettere in discussione l'esistenza stessa della COP, perché a fronte della parte negativa che si muove troppo lentamente, vede anche quella buona di chi partecipa alle COP senza essere direttamente coinvolto nel negoziato. Sono i rappresentanti di popolazioni indigene, scienziati, giovani, donne, organizzazioni non governative, aziende e tutte le altre parti interessate che hanno iniziato ad agire per contrastare il cambiamento climatico. Le "non-party stakeholders" trovano nelle COP la possibilità di condividere le esperienze più avanzate e diffondere rapidamente le pratiche migliori.

Il Glasgow Climate Pact è il quadro degli impegni intrapresi nella COP26 ed è la base di quelli che dovranno ulteriormente essere discussi a partire dalla prossima COP27.

Il 2022 sarà simbolicamente anche il trentesimo anniversario dall'avvio dell'UNFCCC a Rio de Janeiro. Troppi perché non si superi definitivamente la logica dell'indecisione e degli equilibri.

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