Al via la COP25 per affrontare un fenomeno noto da oltre 50 anni all’industria del carbone e alla presidenza USA

By 2 Dicembre 2019Notizie

Inizia oggi a Madrid un altro importante round del difficile negoziato internazionale dell’UNFCCC finalizzato ad arrestare una deriva climatica sempre più forte e minacciosa.

È deprimente sapere che la difficoltà di trovare una soluzione oggi sia fortemente legata al ritardo nell’affrontare in modo tempestivo il cambiamento climatico fin da quando sono circolate le prime evidenze scientifiche.

Infatti, sia l’industria del carbone sia la presidenza USA sono arrivati a conoscenza del fenomeno già oltre 50 anni fa. I primi sono stati poi protagonisti di una massiccia azione di disinformazione mentre l’attuale presidente USA è ora la figura politica più importante che si oppone all’accordo di Parigi.

In un articolo pubblicato nell’agosto 1966 della rivista “Mining Congress Journal”, James Garvey, l’allora presidente della Bituminous Coal Research Inc., scrive: “Vi sono prove che la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre sta aumentando rapidamente a causa della combustione di combustibili fossili. Se il futuro tasso di aumento continuerà come ora, è stato previsto che, poiché la CO2 riduce le radiazioni solari, la temperatura dell’atmosfera terrestre aumenterà e che ciò comporterà grandi cambiamenti nei climi della Terra”.

Garvey, pur descrivendo il fenomeno in modo scientificamente non molto preciso conclude il paragrafo con toni allarmanti, evidenziando che “Tali cambiamenti di temperatura causeranno lo scioglimento delle calotte polari, che a sua volta comporterà l’inondazione di molte città costiere tra cui New York e Londra”.

Nei decenni successivi, Peabody Energy, la più grande azienda privata di carbone al mondo, ha finanziato diversi gruppi politici e industriali che si opponevano alle norme ambientali e che negano gli effetti della CO2 sui cambiamenti climatici. Un negazionismo spinto fino alla sua forma più radicale (“la CO2 fa bene”). L’anno prima, nel novembre del 1965, un comitato consultivo scientifico degli Stati Uniti informò il presidente Lyndon Johnson dei processi di riscaldamento globale in corso a causa della combustione di combustibili fossili.

“L’uomo sta conducendo inconsapevolmente un vasto esperimento geofisico. Nel giro di poche generazioni sta bruciando i combustibili fossili che lentamente si sono accumulati nella terra negli ultimi 500 milioni di anni”, dice il rapporto, “I cambiamenti climatici che possono essere prodotti dall’aumento di CO2 potrebbero essere deleteri per gli esseri umani”.

Ora non si può più parlare di inconsapevolezza di questo pericoloso fenomeno geofisico, per cui ogni forma di negazionismo e inazione può essere definita in un solo modo: irresponsabilità consapevole verso il destino dell’umanità.

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  • Gennarop Aprea ha detto:

    E’ impressionante constatare quanto le previsioni del 1966 di Garvey si stiano avverando davanti agli occhi di tutti.
    Il problema è che in tutti questi anni, scienziati ed esperti che hanno studiato questi problemi si sono parlati fra di loro salvo poche eccezioni.
    Solo a partire dal COP 21 è iniziata la trasmissione alla gente comune che comincia a rendersi conto della situazione.
    Ma le grandi imprese multinazionali delle energie fossili continuano a “mettere i bastoni fra le ruote” insieme al presidente egli USA.
    Cosa si può fare? Solo continuare a fare adeguata comunicazione alla gente comune affinché diventi sempre più consapevole sempre più manifestando nelle strade per convincere i governanti a non farsi “influenzare” da chi contribuisce pesantemente alla deterioramento del Pianeta.
    Cordialmente

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