I trend mondiali verso l’energia pulita

By 22 Febbraio 2019Notizie

Il rapporto “Energy Revolution Global Outllok”, pubblicato dal Drax e scritto da esperti dell’Imperial College London e di E4tech, mappa il posizionamento di 25 maggiori economie a livello internazionale, inclusa l’Italia, che rappresentano l’80% della popolazione, il 77% del PIL mondiale e il 73% delle emissioni globali di CO2.

Il rapporto tocca temi cruciali come gli sforzi dei paesi verso la produzione di energia più pulita, la transizione verso la mobilità elettrica, la discussa cattura e stoccaggio della CO2, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e l’efficienza energetica.
Il rapporto è composto di dieci tavole che mettono a confronto questi paesi e i loro progressi negli ultimi 10 anni.

Rimandiamo direttamente al rapporto per un approfondimento e riportiamo di seguito alcuni aspetti chiave dello studio, con un’attenzione particolare alla situazione italiana:

PROGRESSI NELLA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA PULITA
Il settore energetico è quello che si sta decarbonizzando più velocemente, ma la media dell’intensità di CO2 dell’elettricità mondiale è diminuita di solo il 7% nell’ultimo decennio a 450 g di CO2 per KWh prodotto.

La situazione europea in questo ambito può essere definita schizofrenica con le prime tre posizioni ben salde di Norvegia, Svezia e Francia e la penultima della Polonia, fortemente dipendente dal carbone. L’Italia si posiziona al 10° posto.

Gli sforzi maggiori verso l’energia pulita nell’ultimo decennio sono stati fatti da Gran Bretagna, Danimarca, USA e Cina, seguiti dall’Italia. Da segnalare che la Cina oggi è leader sulle rinnovabili con 1/3 della capacità mondiale di fotovoltaico e 1/3 dell’eolico. I 130 GW installati sul solare sono pari alla somma di quanto installato in Giappone, Germania e USA che la seguono in classifica.

PROGRESSI VERSO IL TRASPORTO PULITO
La diffusione di auto elettriche sta aumentando rapidamente, grazie anche alla riduzione del prezzo delle auto, e presenta un dato consolidato di 4,5 milioni di auto vendute nel mondo, metà delle quali in Cina e un quarto negli USA. In termini di mercato interno il leader è la Norvegia con un auto elettrica ogni due vendute. L’Italia ha una posizione di retrovia in entrambe le classifiche, con il 14 posto per auto vendute in assoluto e il 17 in termini di quota del mercato interno.

Se si guarda invece la quantità di energia consumata per persona, al fine di tenere conto anche di quanto ci si muove nei diversi paesi e dell’utilizzo dei trasporti pubblici la classifica vede in prima posizione l’India e in ultima gli USA, che consumano 10 volte più energia di un indiano. In questo caso l’Italia si trova a metà classifica con l’undicesima posizione.

I PROGRESSI NELL’EFFICIENZA ENERGETICA
In questo ambito è molto importante l’efficienza energetica negli edifici, dove è però difficile stilare una classifica assoluta perché molto influenzata dalle diverse caratteristiche climatiche locali. E’ però possibile valutare la variazione del consumo di energia per metro quadro di edificio nell’ultimo decennio, tenendo conto che anch’esso è influenzato dalla diversa variazione climatica a livello locale e dal percorso di sviluppo intrapreso dai diversi paesi.
Questa classifica è guidata da 4 paesi europei, Portogallo, Germania, Olanda e Gran Bretagna, con un riduzione dei consumi di circa il 30% ed è chiusa da Cina e Sudafrica con un aumento rispettivamente di circa il 30 e 50%. L’Italia è in 21° posizione davanti all’India con una riduzione del consumo per metro quadro di qualche punto percentuale

I PROGRESSI NEI COMBUSTIBILI FOSSILI E NEL CCS
Il supporto dei governi ai combustibili fossili è una caratteristica perversa di molte economie, ostacolando la transizione dal carbone, il petrolio e il gas.
E’ da segnalare come su questo punto non vi sia ancora un pieno accordo su cosa considerare all’interno della definizione di sussidi alle fossili.
La situazione registrata è comunque molto disparata con l’India da una parte in cui non vi sono sostanzialmente sussidi alle fossili e la Norvegia dall’altra con oltre 800 $ pro capite, probabilmente legati al supporto all’industria petrolifera nazionale. In fondo alla classifica anche l’Australia, molto legata all’industria del carbone, con circa 350 $ procapite, e l’Italia a breve distanza.

Lo sviluppo del CCS (Carbon Capture and Storage) è molto limitato con 18 impianti di larga scala in 6 paesi a livello mondiale, principalmente legati alla produzione di petrolio e carbone. Tutti insieme questi impianti sono in grado di evitare l’emissione di circa 32 milioni di tonnellate di CO2, circa un millesimo delle emissioni globali di CO2.

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