Manni Group: primo inventario GHG di organizzazione registrato Carbon Footprint Italy!

By 26 Maggio 2020Notizie

Manni Group è la prima organizzazione in Italia ad aver ottenuto la registrazione nel programma nazionale Carbon Footprint Italy (CFI), avendo superato positivamente la verifica da parte di Bureau Veritas Italia S.p.A. del proprio inventario GHG di organizzazione, in accordo alla nuova norma ISO 14064-1:2018.

L’inventario 2019, che ha seguito l’aggiornamento della norma ISO 14064-1:2018”, dichiara Nicolò Alberti – Sustainability Office Assistant – “ha visto l’allargamento dei confini di inventario alle categorie dei trasporti e della produzione dei beni che coinvolgono circa 270 fornitori da 30 paesi nel mondo servendo oltre 80 mercati”.

“L’obbligatorietà di includere le cosiddette emissioni di Scope 3” – precisa Daniele Pernigotti – Direttore di CFI – “è sicuramente la novità più importante della ISO 14064-1.2018. L’estensione dei confini di sistema non consente però di avere per tutte le emissioni indirette il medesimo livello di garanzia sui dati che si ha per lo Scope 1 e 2. Diventa quindi essenziale adottare per la verifica un approccio mixed engagement, in grado di combinare la verifica classica con la modalità Agreed Upon Procedures (AUP)”.

L’approccio mixed engagement, consentito dalla nuova ISO 14064-3:2019 e accettato all’interno del Programme Operator CFI, è un’altra importante novità della verifica di Manni Group.

“Quella di Manni è stata per Bureau Veritas Italia S.p.A. la prima verifica di un inventario GHG di organizzazione utilizzando il nuovo approccio AUP”, sottolinea Luca Leonardi – Lead auditor Bureau Veritas.

“A seguito di tale esperienza” continua Leonardi, “è senza dubbio possibile esprimere un giudizio positivo in merito al nuovo approccio AUP che si è rivelato particolarmente utile ai fini dell’esame di tutto lo spettro delle emissioni indirette.

Emissioni per cui è molto difficile (se non, talvolta, letteralmente impossibile) applicare una soglia di rilevanza, visto che tali emissioni non sono sempre legate a informazioni di cui l’organizzazione ha totale disponibilità. In passato si cercava di superare tale problema applicando, erroneamente, un livello di garanzia “limitato” a tutta la verifica, con l’intento di “mediare” l’affidabilità dei dati di Scope 1 e 2 con quelli di Scope 3.

Alberti conferma che “la scelta di utilizzare l’approccio AUP per le emissioni indirette ha permesso di verificare una grandissima mole di dati con tempistiche ed uno sforzo ragionevoli, garantendo in ogni caso l’affidabilità delle operazioni di verifica e dell’inventario”.

Ovviamente non è possibile formulare con un solo caso un giudizio definitivo sull’approccio AUP. Tuttavia, questa prima applicazione è risultata sicuramente positiva in termini di trasparenza e credibilità della verifica, consentendo superare una delle criticità più diffuse delle vecchie verifiche degli inventari GHG.

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