Premiare le aziende che dimostrano di operare in ottica di sviluppo sostenibile è un’azione importante per stimolare il passaggio dal command and control ad un auspicato nuovo rapporto impresa-ambiente, in ottica di efficienza, trasparenza e competitività.
Debbono, pertanto, essere visti in chiave positiva tutti gli incentivi pubblici che puntano a premiare le aziende più virtuose dal punto di vista ambientale, anche se la loro individuazione non è sicuramente semplice.
Come discriminare tali aziende nella complessa realtà produttiva del nostro Paese? Su quali elementi di garanzia dovrebbero essere basati i criteri in grado di orientare efficacemente il flusso dei finanziamenti disponibili?
Tra gli strumenti più riconosciuti dal mercato vi è la certificazione del Sistema di Gestione Ambientale (SGA) in accordo alla ISO 14001 o al Regolamento europeo EMAS, rilasciata sulla base di verifiche di organismi terzi ed in grado di fornire delle assicurazioni in merito alla serietà e alla concretezza dell’impegno di un’azienda verso il miglioramento delle proprie prestazioni ambientali.
La naturale conseguenza è che il legislatore abbia cercato, con la legge 488, di legare proprio a questo tipo di certificazione uno dei principali elementi di valutazione per il rilascio del finanziamento nelle aree economicamente depresse.
La correttezza del principio ispiratore di tale approccio si è però scontrata con una serie di errori ed ingenuità di impostazione del meccanismo che hanno prodotto dei risultati distorti rispetto alle aspettative iniziali.
Innanzitutto il legislatore ha peccato nel limitare la richiesta iniziale al solo impegno verso l’ottenimento della certificazione del SGA, entro una determinata scadenza stabilita.
Chiunque operi anche marginalmente nel settore dei SGA sa benissimo che la certificazione rappresenta l’attestazione iniziale di conformità di un’organizzazione, che deve poi essere mantenuta nel tempo per produrre i risultati attesi.
In altre parole, la certificazione è il punto di avvio di un percorso ma, nel caso della 488, si è trasformato invece nel traguardo finale, non ponendo alcun vincolo temporale alle aziende per il mantenimento della stessa. Ciò ha portato a far si che molte imprese abbiano sviluppato il SGA con la sola finalità di ottenere il finanziamento, rinunciando subito dopo alla certificazione.
Vi sono stati casi di aziende che hanno ottenuto il certificato sul filo di lana il 29 dicembre, comunicando il 7 gennaio, al rientro dalle vacanze natalizie, la rinuncia al mantenimento della certificazione, senza che ciò potesse ostacolare il rilascio del finanziamento pubblico richiesto.
L’incidenza di questi ritiri è significativa. Si pensi che il 42% del totale dei certificati ISO 14001 ritirati dall’Ente di certificazione SGS nel 2006 in tutta Italia è classificata come “certificazione non più utile”, modo elegante per riconoscere la perdita di interesse verso la certificazione una volta ottenuto il diritto al finanziamento.
Altra carenza si è avuta sul fronte della gestione dell’informazione da parte della maggior parte degli attori coinvolti.
Ministeri, Associazioni di categoria imprenditoriali, Ente di accreditamento, Enti di certificazione, consulenti finanziari e di SGA non sono riusciti, e non sembrano neanche avere dimostrato un forte impegno in tal senso, a garantire un livello di informazione tale da far comprendere agli imprenditori il reale significato dell’applicazione di un SGA e della certificazione ambientale.
Talvolta gli imprenditori hanno sottoscritto tale impegno senza sapere minimamente cosa ciò avrebbe rappresentato per l’azienda, arrivando a preoccuparsi di ciò solo negli ultimi mesi prima della scadenza prevista per la certificazione.
Le aziende, i consulenti e gli enti di certificazione si sono così trovate ad operare in situazione critica, mettendo in taluni casi a rischio il livello di credibilità della certificazione ISO 14001, proprio a causa dei finanziamenti della 488,.
Stupisce come, davanti ad una situazione che è conosciuta dalla gran parte degli operatori del settore non siano ancora state prese delle azioni forti per correggere la distorsione che si è venuta a creare.
Vi sono addirittura alcuni Enti di certificazione che, pur ammettendo la fondatezza di quanto sopra descritto, preferiscono non prendere posizione in modo palese per paura che l’ammissione dei problemi riscontrati possa portare ad una minore credibilità della certificazione e, di conseguenza, ad una riduzione del mercato stesso della certificazione. Si tratta evidentemente di una visione miope, perché è proprio il non rendere note tali situazioni che alimenta il chiacchiericcio sulla potenziale perdita di credibilità della certificazione di SGA e rende più difficile la differenziazione tra le limitate situazioni distorte e la stragrande maggioranza delle certificazioni affidabili.
Sono infatti poche le segnalazioni ufficiali della situazione in essere e si riducono spesso a casi minori come quello, ufficialmente trasmesso al SINCERT ed ancora in attesa di risposta, dell’azienda che per paura di non ricevere in tempo utile il certificato dall’Organismo che aveva precedentemente verificato il suo SGA, ne chiama un altro il 24 dicembre. Quest’ultimo svolge così le sue verifiche, che secondo le regole esistenti dovrebbero richiedere un intervallo di tempo di almeno un mese, tra Natale e San Silvestro e riesce anche a predisporre e consegnare il certificato entro la fine dell’anno, …quando si dice la soddisfazione del cliente.
I finanziamento legati alla 488 hanno probabilmente contribuito anche ad una diversa diffusione della certificazione ISO 14001 su base regionale, diversamente da quella che ci si attende potrebbe essere l’effettiva distribuzione della sensibilità verso le tematiche ambientali nel territorio italiano (Fig. 1.1).
| Abruzzo |
2,9% |
| Basilicata |
1,5% |
| Calabria |
2,3% |
| Campania |
9,6% |
| Emilia Romagna |
9,5% |
| Friuli Venezia Giulia |
2,6% |
| Lazio |
4,7% |
| Liguria |
3,9% |
| Lombardia |
14,4% |
| Marche |
2,8% |
| Molise |
0,7% |
| Piemonte |
10,4% |
| Puglia |
5,8% |
| Sardegna |
2,1% |
| Sicilia |
6,8% |
| Toscana |
6,4% |
| Trentino Alto Adige |
1,8% |
| Umbria |
2,0% |
| Valle D'Aosta |
1,0% |
| Veneto |
8,9% |
Fig. 1.1: Ripartizione percentuale su base regionale delle certificazioni ISO 14001 rilasciate in Italia (Fonte: Sincert, 30/06/07)
È forse in relazione a tali considerazioni che troviamo la Campania, con i noti ed irrisolti problemi sui rifiuti, come terza regione d’Italia per diffusione della ISO 14001 davanti, ad esempio, all’Emilia Romagna, spesso indicata come una delle regioni più avanzate ed attente in materia ambientale .
A questo punto è necessario prendere atto della situazione di distorsione che si è venuta a creare con il sistema di finanziamento 488 e proporre un intervento chiaro in almeno due direzioni.
Da una parte il SINCERT deve spostare le sue attività di controllo sull’operato degli Enti di certificazioni verso le ragioni a maggior diffusione dei finanziamenti della 488, modificando l’attuale logica dei controlli baricentrica nel nord Italia, magari sviluppando un qualche progetto di controllo proprio sulle certificazioni rilasciate ad aziende che hanno ottenuto i finanziamenti 488.
Dall’altra ci si attende che tutti i sistemi di finanziamento futuri che vogliano premiare le logiche di sostenibilità vengano sviluppati con il coinvolgimento di personale esperto anche di certificazione in modo di realizzare dei meccanismi realmente in grado di premiare le aziende che si spendono maggiormente nel fronte del miglioramento ambientale.




