Una leggenda metropolitana narra di pannelli fotovoltaici che richiedono per essere prodotti una quantità di energia maggiore di quella che sono in grado di generare durante la loro vita utile. Evidente rappresentazione di un controsenso energetico. La realtà è ben diversa e un recente studio, pubblicato su Renewable and Sustainable Energy Reviews, evidenzia come già oggi sia più conveniente dal punto di vista energetico investire in fotovoltaico che sul petrolio.
La convenienza si misura attraverso l'EROI, indicatore di quanta energia si ricava, per unità di energia investita, da una determinata fonte. L'aspetto interessante dello studio è l'utilizzo di dati molto recenti per questo confronto, mettendo in evidenza le tendenze contrapposte che hanno interessato negli ultimi anni il fotovoltaico e le fonti fossili. I primi sono ancora in una fase di aumento dell'EROI per la crescente efficienza dei processi produttivi e dei pannelli stessi in fase di esercizio. Per contro le fonti fossili evidenziano il loro treno regressivo, legato alla necessità di estrarre il petrolio in condizioni sempre più complesse e onerose dal punto di vista energetico. Il pannello fotovoltaico genera oggi 14 volte l'energia utilizzata per la sua produzione. I primi due anni di esercizio servono, quindi, a compensare l'energia utilizzata per produrli e tutta l'energia prodotta successivamente va ad alimentare la voce "attivo" del bilancio energetico. I pannelli a maggiore efficienza che si affacciano sul mercato sono destinati a incrementare ulteriormente il beneficio energetico di queste fonti.
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