Pubblicati i dati IEA (Agenzia internazionale dell'energia) sulla produzione di energia elettrica a livello mondiale del 2016.
A fronte di un incremento di produzione globale di 0,9% rispetto al 2015, vi è stato un aumento del 9,5% di rinnovabile da solare, eolico e geotermico e del 2,2% dell'idroelettrico. Si registra invece una riduzione della produzione da fonti fossili e dal nucleare pari rispettivamente allo 0,2 e allo 0,1%.
A livello mondiale la quota delle rinnovabili passa dal 21,6 al 22,4%, con tassi di crescita maggiori negli USA (amministrazione pre-Trump, ndr), dove l'idroelettrico è aumentato del 3,2% e le altre rinnovabili del 22,5%. Da segnalare l'aumento significativo di produzione da fonti rinnovabili anche in Asia, pari all'1,4 per l'idroelettrico e al 12,6 per le restanti rinnovabili.
In Europa, dove la quota complessiva di rinnovabili è già pari al 30%, si è registrato invece un aumento solo nel comparto idroelettrico, pari all'1%, dovuto principalmente a maggiore piovosità in alcuni paesi.
L'Europa è invece l'unica regione in cui si registra una riduzione della quota nucleare, pari al 2,4%, dovuta al progressivo phase out delle centrali in Germania e a fermi temporanei di produzione in Francia, Repubblica Ceca, Slovenia e Svizzera.
Interessanti la riduzione di uso del carbone in Gran Bretagna, crollata dal 23 al 9%, principalmente legate alle politiche di carbon pricing, e, in quota minore, negli USA, dove è passato dal 34 al 31%.
Intanto per il terzo anno di fila le emissioni globali di GHG restano costanti a 32,1 miliardi di tonnellate, mentre l'economia mondiale è cresciuta del 3,1%.
Siamo quindi giunti al picco delle emissioni? È presto ancora per dirlo con certezza, anche se iniziano ad esserci dei segnali positivi in tal senso.




