EMAS negli ambiti produttivi omogenei: è attestazione o registrazione?

Gli “Ambiti Produttivi Omogenei” (APO), aree estese caratterizzate da una medesima tipologia produttiva, rappresentano una parte importante del tessuto economico italiano. Accanto alle forti potenzialità sinergiche di un territorio molto specializzato vi è, però, il problema della notevole amplificazione delle criticità ambientali caratteristiche del settore che impattano sul medesimo territorio. Il Comitato EMAS ha prodotto nel 2004 una propria posizione per favorire l’istituzione e l’operatività di soggetti rappresentativi del territorio, in grado di promuovere la diffusione capillare di EMAS. Di recente, è stata analizzato il livello di applicazione in Italia della posizione sull’APO. Tra le criticità più forti la difficoltà di reperimento di risorse economiche, la relativa ripartizione dei costi tra i vari soggetti e la definizione di obiettivi di miglioramento condivisi.

Introduzione agli APO

Un recente lavoro di tesi del Corso di Laurea in Scienze ambientali dell’Università Ca’ Foscari ha analizzato il livello di applicazione in Italia della posizione che il Comitato EMAS ha sviluppato in merito agli Ambiti Produttivi Omogenei (APO).

Vengono così in genere classificate le aree estese caratterizzate da una medesima tipologia produttiva, realtà che caratterizzano una parte importante del tessuto produttivo italiano.

L’elevata concentrazione di attività simili, se da un lato produce significative sinergie dal punto di vista produttivo, dall’altro amplifica anche notevolmente il peso delle criticità ambientali che impattano sul medesimo territorio.

Ne consegue che ogni strategia di gestione sostenibile di queste aree non può limitarsi a proporre esclusivamente interventi direttamente rivolti alle aziende, ma deve cercare di favorire la gestione complessiva del territorio, quasi a considerare l’intera APO come un unico stabilimento produttivo senza soluzione di continuità.

Sulla base di questa logica, il Comitato EMAS ha prodotto nel 2004 una propria posizione che mira a favorire l’istituzione e l’operatività di soggetti rappresentativi del territorio, in grado di promuovere la diffusione capillare di EMAS.

In accordo al documento, l’APO può scegliere di intraprendere un percorso più complesso, in grado di raggiungere l’importante traguardo della registrazione EMAS attraverso il soggetto gestore o uno semplificato, con il soggetto promotore, che si limiti a ottenere il rilascio di un apposito attestato da parte del Comitato EMAS.

In entrambi i casi, le aziende insediate all’interno dell’APO intenzionate a raggiungere autonomamente la registrazione EMAS, potranno godere di apposite semplificazioni rispetto al percorso completo previsto dal regolamento europeo n. 761/2001.

Con la posizione sugli APO il Comitato EMAS intende anche sondare la possibilità di proporre a livello europeo delle possibili proposte di modifica nel processo di revisione del regolamento che dovrà portare all’EMAS III.

Nella fase pilota di applicazione della posizione sono state coinvolte una serie di APO di vari settori produttivi e diffusione geografica (si veda la figura 1) che, con l’importante aiuto del Comitato EMAS, sono state oggetto anche dello studio in questione. Il lavoro, chiuso nel febbraio 2007, intende così valutare a distanza di più di 2 anni dalla pubblicazione del documento quale sia lo stato di applicazione della posizione.

I risultati dello studio

Il soggetto promotore/gestore è in realtà un organo variegato che include, tra l’altro, rappresentanti della sfera pubblica a di quella privata (si veda la figura 2).

Percentuale  presenza dei diversi attori all’interno dei soggetti promotori/gestori

Soggetti pubblici sono presenti complessivamente in quasi la totalità dei casi (93%) con varie rappresentanze (73% comuni, 73% province, 40% regioni, 13% comunità montane o parchi), evidenziando un grande interesse per la partecipazione diretta verso la creazione di logiche di sviluppo sostenibile degli APO.

La contemporanea rappresentanza (93%) del mondo produttivo (66% associazioni industriali, 53% aziende, 13% camera di commercio) conferma il medesimo interesse convergente verso un sempre più integrato rapporto tra impresa e ambiente e diventa elemento essenziale perché l’APO possa operare con disegni di sviluppo condivisi.

Come già indicato, la scelta di optare per la creazione di un soggetto gestore o promotore implica un diverso tipo sia di impegno sul territorio e sia di riconoscimento finale.

Tra gli APO che hanno accettato di partecipare alla ricerca (67% di quelli contattati), emerge un quasi totale orientamento a favore del soggetto promotore, che manifesta la volontà di muoversi verso l’attestato, con un solo caso che ha espresso la volontà di intraprendere il percorso della registrazione. Pesano evidentemente, in quest’ultimo caso, le difficoltà per il soggetto gestore di realizzare un’interfaccia più profonda e complessa con le singole aziende insediate nell’area, mentre il soggetto promotore può assumere un ruolo maggiormente di collegamento e promozione della cultura dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) sul territorio.

L’analisi del diverso livello di soddisfacimento dei requisiti della posizione da parte dei singoli APO, consente di evidenziare la progressione logica con cui le realtà oggetto di studio hanno intrapreso il proprio percorso verso l’ottenimento dell’attestato (si veda la figura 3).

Le criticità emerse

La discontinuità del numero di APO che hanno completato le diverse fasi previste dalla posizione permette di ipotizzare quali siano probabilmente gli elementi che presentano maggiori difficoltà per l’ottenimento dell’attestato.

Non era, in realtà, difficile immaginare come i punti più critici sarebbero stati:

  • la stesura dell’analisi ambientale iniziale (AAI);
  • la realizzazione del programma ambientale;
  • l’ottenimento dell’attestato.

L’analisi ambientale iniziale

La realizzazione dell’AAI richiede un impegno di tempo e risorse non indifferente e non è priva di difficoltà oggettive, legate alla sensibilità del territorio circostante, alla variabilità e alla criticità degli aspetti ambientali caratteristici. Le metodologie applicate per individuare gli aspetti ambientali significativi (AAS) sono molto diversificate andando dal DPSIR[2], all’uso di matrici e, in un caso (Udine), alla VAS[3].

Interessante il coinvolgimento delle parti sociali che viene talvolta adottato (ad es. S. Croce) per cercare di aumentare la partecipazione della popolazione nel processo di valutazione degli AAS e quindi di applicazione della Posizione.

In un paio di casi (Lucca ed Arzignano) è stata effettuata anche una LCA[4] per valutare gli impatti ambientali del prodotto caratteristico dell’APO nel suo intero ciclo di vita. Nel caso di Arzignano, la LCA è stata finalizzata alla realizzazione di una PCR[5] delle pelli bovine al fine di promuovere la valenza ambientale del prodotto locale nel mercato internazionale attraverso la produzione di EPD[6].

Il programma ambientale

Le difficoltà verso la realizzazione del programma ambientale sono, evidentemente, legate alla:

  • difficoltà di reperimento di risorse economiche;
  • relativa ripartizione dei costi tra i vari soggetti;
  • definizione di obiettivi di miglioramento condivisi.

Su questo punto si è registrato un atteggiamento contraddittorio da parte di alcuni APO che, dopo aver dichiarato l’approvazione di un programma, non ne hanno, come richiesto nello studio, trasmesso  copia ai ricercatori, andando un po’ contro la logica di condivisione e trasparenza che dovrebbe caratterizzare l’adesione ai principi della posizione.

Nel caso di un’eventuale revisione della Posizione potrebbe essere interessante rendere obbligatoria la pubblicazione del Programma, la cui definizione rappresenta sicuramente un elemento reale di serietà dell’APO, ma che ha senso trovi la più ampia diffusione verso le parti interessate.

La posizione dedica già ora una particolare attenzione al tema della comunicazione, nella consapevolezza che il concetto di sostenibilità debba necessariamente unire la variabile sociale, quindi la partecipazione del territorio, a quella ambientale ed a quella economica (si veda la figura 4).

Tutti gli APO hanno lavorato al miglioramento del tema della comunicazione, arrivando a sviluppare siti internet (si veda la tabella 1), a organizzare convegni, a produrre pubblicazioni, cd rom e rapporti, fino a utilizzare il mezzo televisivo.

Tabella 1

Elenco dei siti internet degli APO

APO

SITO WEB

ARZIGNANO

www.progettogiada.org

FABRIANO

www.autoritambientale.regione.marche.it

FERRARA

servizi.comune.fe.it /index.phtml?id=958

FONTANABUONA

www.regione.liguria.it

LIFE SIAM

www.siamproject.it

LUCCA

www.life-pioneer.info

LUMEZZANE

www.lumetel.it

MANTOVA

www.comune.mantova.it

MO-RE

www.provincia.modena.it

PORDENONE

www.distrettomobililivenza.it

PRATO

www.ui.prato.it/ambiente/emas

RAVENNA

www.assind.ra.it

SANTA CROCE

www.assoconciatori.com

SAN DANIELE

www.parcoalimentare.it

UDINE

www.progettosedia.it

L’ottenimento dell’attestato

A oggi solo due APO hanno ottenuto l’attestato:

  • Pordenone[7];
  • Ravenna.

La difficoltà nell’ottenimento di questo riconoscimento sembra, in realtà, essere caratterizzata più dal rappresentare di fatto l’ultimo passo di un percorso articolato, più che da difficoltà oggettive. È presumibile che in tempi relativamente brevi ulteriori APO, già in possesso di un programma approvato, raggiungeranno l’obiettivo dell’attestato, così come risulta stia avvenendo nel caso di Arzignano.

Una volta raggiunto l’attestato, il percorso degli APO dovrà continuare nella promozione dell’applicazione di EMAS direttamente da parte delle aziende, in modo che esse possano diventare un motore interno in grado di contribuire fattivamente alla modifica delle dinamiche esistenti e allo sviluppo futuro degli APO in chiave di sostenibilità. Attualmente, la diffusione di EMAS nelle aziende è abbastanza limitata in queste aree (si veda la figura 5), ma ci si attende che le semplificazioni previste nella posizione per le aziende insediate nelle APO in possesso dell’attestato, o dell’eventuale registrazione, possano incentivare una loro crescita nel tempo.

Conclusioni

Le APO sembrano dimostrare un grande interesse verso il percorso definito nella posizione che favorisce l’integrazione degli interessi pubblici e privati in chiave di condivisione di finalità orientate allo sviluppo sostenibile.

Tra i riconoscimenti previsti dalla posizione prevale nettamente un orientamento verso l’attestato e l’ipotesi di registrazione dell’APO sembra non avere una grande prospettiva futura.

In ogni caso, la disponibilità di fondi rappresenta, a oggi, uno degli elementi di maggiore criticità per garantire la realizzazione di contenuti di carattere sostanziale.

Resta da monitorare nel tempo l’incremento di APO che raggiungeranno l’attestato e, soprattutto, l’efficacia delle semplificazioni introdotte dalla posizione per diffondere la logica della gestione ambientale all’interno delle singole aziende operanti negli APO.


[1] Life SIAM è un progetto guidato dalla sede di Faenza dell’ENEA che raccoglie in realtà un certo numero di aree industriali variamente distribuite nel territorio nazionale (area Industriale di Mongrando, area Industriale di Padova, area Industriale di Rovigo, area Industriale 1° macrolotto di Prato, area Industriale della Maiella, area Industriale di Rieti-Cittaducale, area Industriale di Frosinone-Ferentino e area Industriale di Molfetta, Comune di Molfetta).
[2] “Determinanti, Pressioni, Stato, Impatto, Risposte”.
[3] Valutazione Ambientale Strategica.
[4] Life Cycle Assessment (Analisi di ciclo di vita del prodotto).
[5] Product Category Requirements (Requisiti di categoria di prodotto che dettano le specifiche per la partecipazione con un determinato prodotto allo schema svedese EPD).
[6] Environmental Product Declaration (dichiarazione ambientale di prodotto, documento finalizzato alla comunicazione degli impatti ambientali di un prodotto nel suo intero ciclo di vita, sviluppato a livello svedese e in fase di internazionalizzazione).

[7] Si veda il n. 10/2007 di Ambiente&Sicurezza.

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