Il sistema di accreditamento dell’emission trading non è ancora realmente operativo a livello nazionale, minando l’affidabilità del sistema complessivo di controllo delle emissioni di gas serra in accordo alla direttiva 2003/87/CE. Un simile ritardo non può essere interpretato come un semplice problema interno, ma pone seri problemi rispetto alla credibilità complessiva dell’Italia in questo campo. È necessario e urgente, pertanto, rimediare alla situazione attuale, anche attraverso il supporto di organismi esperti del settore accreditamento, riportando la situazione italiana al pari di quella degli altri paesi europei.
Criticità
Da più parti giungono segnali relativi al ritardo dell’Italia verso il rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, in accordo agli impegni sottoscritti all’interno del Protocollo di Kyoto.
Non è un mistero che il livello medio di attenzione italiano verso i cambiamenti climatici sia minore di quello riservato loro dai cittadini e dai politici delle altre principali realtà europee, anche se vi è la netta sensazione che la situazione sia fortemente cambiata nell’ultimo anno.
Al ritardo “culturale” si sommano, però, le carenze strutturali e operative rispetto a quanto prescritto dalla legge, come il sistema di accreditamento relativo al controllo delle emissioni di gas serra previsto dal recepimento della direttiva 2003/87/CE , meglio conosciuta come “emission trading” (EU ETS).
A ottobre 2006 tutti gli organismi competenti e di accreditamento nazionali dell’unione europea si sono incontrati a Helsinki per fare il punto della situazione rispetto al primo ciclo di verifica delle emissioni di gas serra provenienti dagli impianti inclusi nel campo di applicazione dell’EU ETS. In quell’occasione, l’Italia si è trovata nell’imbarazzante situazione di dover riconoscere la mancata istituzione di un sistema di accreditamento nazionale.
In particolare, è emerso come i verificatori incaricati di controllare le emissioni di CO2 delle aziende che ricadevano all’interno del campo di applicazione dell’EU ETS fossero stati selezionati in via transitoria sulla base delle loro precedenti esperienze operative, invece che a seguito della valutazione dell’effettivo possesso di specifiche competenze professionali nel campo delle emissioni di gas serra. In estrema sintesi, i verificatori si sono trovati a operare in questo settore seppur con competenze ed approcci molto diversi tra loro (certificazione dei sistemi di gestione ambientale; certificazione di bilanci economici, ecc.)
La situazione era resa più critica anche per il manifestarsi di situazioni quantomeno discutibili, come quelle di una società che operava contestualmente come consulente del Ministero dell’Ambiente sui cambiamenti climatici e come verificatore EU ETS. Ciò non è formalmente vietato dalle norme generali dell’accreditamento, focalizzate al controllo dell’assenza di commistione tra chi opera per le aziende come consulente e come verificatore, ma rappresenta un comportamento quanto meno poco trasparente e non è da escludere che quanto si è verificato in Italia non sia citato in queste norme perché implicitamente considerato come una situazione che è altamente improbabile possa verificarsi in un ente di accreditamento.
A distanza di più di un anno dall’incontro di Helsinki, il sistema di accreditamento EU ETS in Italia non è ancora operativo, lasciando, in sostanza, il sistema nazionale senza un controllo di fatto dell’operato dei verificatori e demandando, così, alla sola professionalità di questi ultimi la valutazione dell’affidabilità dei dati raccolti nelle singole aziende.
Non è facile capire se il cronico ritardo nel rendere operativa tale attività sia imputabile a ragioni di natura maggiormente politica o tecnica, ma è evidente come una simile situazione non possa più essere considerata accettabile.
Soluzioni
Una possibile soluzione potrebbe essere quella di affidare in toto il processo di accreditamento a dei professionisti del settore, quale il SINCERT, mantenendo magari l’indirizzo politico in capo ad una rappresentanza ministeriale. A onor del vero c’è anche da riscontrare un approccio non particolarmente attivo verso lo sviluppo di uno schema di accreditamento per la verifica delle emissioni di gas serra visto che, nonostante siano giunti alcune richieste in questo senso dal mercato, non è ancora stato prodotto un sistema di accreditamento per la verifica della ISO 14064, la norma volontaria sviluppata a livello internazionale proprio per il monitoraggio su base volontaria delle emissioni di gas serra delle organizzazioni e dei progetti.
Nonostante ciò, l’attitudine e la capacità del SINCERT di sviluppare schemi di certificazione e la consolidata rete internazionale del sistema di accreditamento europeo EA (european accreditation) di cui fa parte è tale da poter sanare rapidamente il ritardo temporale e di competenza ad oggi accumulato.
Il vero problema è che, a fronte dell’immobilismo italiano sui cambiamenti climatici, gli altri paesi europei hanno risposto in modo estremamente dinamico, dimostrando di aver compreso appieno l’importanza e la criticità che questa sfida rappresenta per il sistema economico e politico.
Prospettive
Da diverso tempo è, ad esempio, in fase di sviluppo la norma europea per l’accreditamento della verifica delle emissioni di gas serra (EA 6/03), norma destinata a rappresentare il riferimento futuro per il sistema EU ETS. Non è forse un caso che nessun partecipante italiano abbia preso parte al processo di sviluppo di tale norma, non consentendo, così, di trasferire le potenziali specifiche esigenze nazionali e dimostrando, di fatto, il disinteresse italiano rispetto a un argomento così importante.
La necessità di imprimere una rapida svolta alla situazione italiana è legata alla credibilità che è necessario sia assicurata a livello europeo e internazionale nei confronti di un sistema che per definizione ha una palese e importante ricaduta economica e finanziaria.
La quantità di gas serra emessa in un anno può infatti comportare una passività o un beneficio economico qualora sia rispettivamente maggiore o minore delle quote assegnate a livello nazionale ed è liberamente “commerciabile” all’interno del mercato europeo.
Conclusioni
C’è da chiedersi,a questo punto, quale credibilità possa avere un paese che affida completamente la valutazioni dei livelli di emissione a dei soggetti terzi, i verificatori, senza controllare attivamente la loro competenza e il loro modo di operare. Il ritardo accumulato fino a oggi è sicuramente notevole, ma è ancora possibile recuperare il cammino perduto a patto che si decida di non perdere altro tempo e venga chiaramente tracciata la direzione verso cui operare.




