In previsione della conferenza di Parigi, sembra prendere chiaramente forma il trittico di paesi che potrebbero ostacolare il nuovo accordo mondiale sul clima.
Il Giappone sembra infatti intenzionato ad affiancare Canada e Australia, notoriamente guidati da governi non orientati (usando un eufemismo) ad una società a basso contenuto di carbonio. In entrambi i casi sono gli interessi diretti delle lobby dei combustibili fossili a spingere per una posizione di freno ad un accordo ambizioso. In Canada è il petrolio da sabbie bituminose, mentre in Australia è il settore dell'estrazione del carbone.
Nei giorni scorsi erano già montate le proteste per gli obiettivi di riduzione delle emissioni di GHG poco ambiziosi del Giappone in previsione di Parigi. Ora è l'impegno del Giappone a realizzare impianti a carbone in altri paesi asiatici ad essere messo in discussione (fonte).
Entrambi i casi sembrano confermare che le prospettive di green economy nel paese asiatico, siano ancora nere come il carbone.




