Continua la battaglia politica all'interno degli USA per contrastare la decisione di Trump di uscire dall'Accordo di Parigi.
Protagonisti il Governatore della California Jerry Brown, da poco nominato da stati e regioni come consigliere speciale per la COP23, e l'ex Sindaco di New York Michael Bloomberg.
Entrambi molto attivi anche a livello internazionale per dimostrare l'esistenza di una realtà USA sul cambiamento climatico diversa da quella dimostrata da Trump, come dimostrano i loro immediati incontri con il Presidente cinese e francese dopo il noto annuncio dello stesso Trump del 1 giugno.
Gli Impegni dell'America raccoglieranno e analizzeranno i dati sul cambiamento climatico di stati, città e aziende degli USA che sono ancora allineati con l'Accordo di Parigi.
E la sfida con Trump su questi temi continua, come dimostrato anche dalla decisione di Brown, annunciata nel corso del G-20, di ospitare il prossimo anno in California un incontro globale sul cambiamento climatico.
Ma azioni che mettono in discussione la decisione di Trump arrivano dal suo stesso partito, visto che la Camera (House of Representatives) a guida repubblicana ha approvato venerdì 14 luglio una legge che include una sezione in cui si definisce il cambiamento climatico una minaccia per la sicurezza nazionale.
In questa sezione si chiede al Pentagono di preparare un rapporto per il Congresso in cui dettagliare l'impatto del cambiamento climatico sulle forze armate. Il rapporto elenca anche le 10 basi militari più vulnerabili in termini di innalzamento del livello degli oceani, maggiori esondazioni, incendi e altri impatti del cambiamento climatico.
Soffia un vento contrario a Trump anche dal fronte del business, che ha lanciato la campagna "Noi aderiamo ancora" (We are still in), riferito all'Accordo di Parigi. Alla campagna hanno già aderito aziende del calibro di Apple e Facebook, oltre alle meno scontate compagnie petrolifere Exxon e BP. Prossime all'adesione anche le aziende di Richard Branson, che ha recentemente fatto una dichiarazione pubblica verso Trump, per invitarlo a rivedere la propria decisione rispetto all'accordo sul clima.




