Venerdì scorso a Berlino ho assistito a una critical mass veramente imponente, con almeno un migliaio di ciclisti, scortata da due furgoni, quattro auto e ben otto moto della polizia. Una moltitudine di persone che chiedevano in modo molto semplice più spazio per le biciclette e la mobilità sostenibile.
È inevitabile interpretare una partecipazione così imponente anche come il segnale del grande cambiamento culturale che sta attraversando la nostra società e la crescente preoccupazione per un cambiamento climatico di origine antropica che non consente più tentennamenti o azioni deboli e inefficaci. Anche in questo senso deve essere letta la significativa crescita dei Verdi in Germania, come nel parlamento Ue, e la grande adesione dei giovani in tutto il mondo al movimento Friday for Future promosso da Greta Thunberg.
Ma come spesso capita quando il cambiamento climatico acquisisce un posto centrale nel dibattito pubblico, arrivano i colpi di coda dei negazionisti del cambiamento climatico. Il loro chiaro intento è instillare il dubbio, perché il dubbio indebolisce la determinazione nell'azione e quindi la forza delle politiche di contrasto al cambiamento climatico. La logica, descritta in una moltitudine di libri sull'argomento, è sempre la stessa e si articola su tre punti: - il cambiamento climatico non esiste; - il cambiamento climatico esiste, ma l'uomo non ne è responsabile; - il cambiamento climatico esiste, l'uomo ne è responsabile, ma ci costa troppo agire e ci "riporterebbe nelle caverne".
La raccolta di firme lanciata da alcuni eminenti professori universitari, tra cui non sembra però esserci nessun climatologo ma registra invece la presenza del noto prof. Antonio Battaglia vincitore del primo premio "A qualcuno piace caldo", punta a mettere in discussione la responsabilità umana sul cambiamento climatico. In sostanza non conterebbero niente le circa 50 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno, gli oltre 2.000 miliardi di tonnellate accumulate in atmosfera dal periodo pre-industriale ad oggi, che hanno fatto schizzare la concentrazione di CO2 in atmosfera dalle circa 180-280 ppm del ciclo naturale negli ultimi 800.000 anni alle otre 410 di oggi. La responsabilità, secondo questo selezionato gruppo di docenti universitari, andrebbe invece cercata nella variabilità naturale indotta "dal sole, dalla luna e dalle oscillazioni termiche oceaniche".
In futuro potremmo anche concederci un sorriso tornando a rileggere simili tesi che non hanno alcun solido supporto scientifico, ma per il momento è importante rimanere concentrati e determinati nel difficile cammino verso un'economia a basso contenuto di carbonio.




