30 Agosto 2018 - angela.reggi

Australia, chiaro esempio di un pianeta incapace di affrontare in modo efficace il cambiamento climatico

L’Australia in questi giorni è stata citata nelle pagine di cronaca per due diverse notizie, che lette assieme dimostrano quanto il genere umano sembri incapace di attuare delle azioni efficaci per affrontare un cambiamento climatico che nel frattempo si manifesta in modo sempre più preoccupante.

John “Charlie” Veron, riconosciuto come forse il più grande esperto di barriere coralline a livello internazionale, lancia un allarme drammatico sullo stato della grande barriera corallina australiana, area di estensione pari all’Italia e che sostiene un ecosistema talmente vario e complesso da poter essere paragonato a una foresta tropicale subacquea.

Dopo l’estesa moria del 2016 e del 2017 sembra che la barriera faccia sempre più fatica a riprendersi, tanto Veron odia predire il futuro della barriera, semplicemente perché “non può essere altro che un’assoluta moria di massa”.

La situazione è talmente preoccupante che Veron sostiene l’esistenza di un fenomeno di estinzione di massa paragonabile ad un “asteroide di origine antropica” che potrebbe essere paragonabile a quello che ha spazzato via i dinosauri. E che non stia esagerando sul fenomeno è anche provato dal saggio “La sesta estinzione” di Elisabetta Kolbert, vincitore del Pulitzer per la saggistica nel 2015.

Nell’interessante documentario della CNN si citano anche i 400 milioni di $ che il governo australiano ha assegnato a una serie di programmi di ricerca finalizzati a cercare di salvare la grande barriera corallina da un destino tristemente collegato al cambiamento climatico.

D’altro canto la crisi di governo degli scorsi giorni, e questa è la seconda news in questione, ha portato la settimana scorsa il Primo Ministro in carica, Malcolm Turnball, a rinunciare agli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra precedentemente sottoscritti per superare la prima sfiducia della propria maggioranza e infine a cedere il passo al candidato dell’ala più conservatrice del partito, che non nasconde la volontà di promuovere il settore del carbone.

E’ il solito preoccupante mantra che si ripete: la scienza lancia con chiarezza il proprio grido di allarme, la politica arriva talvolta a stimolare programmi di ricerca sull’argomento ma non si dimostra in grado di affrontare in modo radicale il problema, riducendo drasticamente alla base l’uso di combustibili fossili.

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