11 Novembre 2021 - angela.reggi

Il buongiorno dalla COP26 di Daniele Pernigotti – La COP è fallita, anzi no, siamo vicini a un buon accordo. L’immaturità della (di alcuna) stampa italiana?

Lunedì e martedì il cordoglio per una COP completamente fallimentare, mercoledì il titolo roboante che richiama una bozza di accordo con la rinuncia al carbone e ai combustibili fossili. Due granchi in poco tempo, segnati probabilmente dal bisogno di proporre un articolo eclatante. Mi viene in mente una scena accaduta a Bali nel 2007, che ho raccontato nel libro Con l’acqua alla gola. Il negoziato allora era in una situazione di stallo davvero complicato. Gli USA non volevano supportare il Bali Action Plan, che è alla base del percorso negoziale in vista di un accordo a Copenhagen nel 2009. La Cina accusa Yvo de Boer, il Segretario esecutivo di allora, di non essere imparziale. Una tensione così alta che quest’ultimo arriva ad abbandonarsi alle lacrime durante una plenaria infinita. Un quadro di stallo che porta i giornalisti italiani a non scrivere articoli, sapendo che la redazione era in attesa di conoscere solo le conclusioni dei lavori.

Mi sono trovato così con i tre migliori giornalisti italiani sul cambiamento climatico a leggere la stampa estera, finché l’attenzione ci cade su un articolo di un importante testata internazionale. Osservo in tutti e tre con uno sguardo misto tra invidia e ammirazione davanti al titolo “Negoziato in stallo”. Nessuna notizia eclatante o ricerca dello scoop, ma semplice fedele informazione in prima pagina. Tutto ciò potrà sembra banale, ma la scelta di fare informazione affidabile e non la ricerca spasmodica di attirare i lettori, parte da giornalisti competenti in grado di capire in profondità cosa sta succedendo alla COP, ma passa da redazioni sensibili, capaci di comprendere davvero che questo è un processo complesso. La sottile differenza tra sentire la responsabilità del servizio d’informazione ed essere troppo focalizzati ad accalappiare i lettori.

Questa lunga introduzione solo per dire che la bozza dell’accordo citata da Repubblica non contiene nessuna rinuncia al carbone e ai combustibili fossili, ma richiama le parti ad ACCELERARE l’uscita dal carbone e dal dare sussidi ai combustibili fossili. Potrà sembrare poca cosa, ma è una differenza fondamentale per descrivere davvero lo stato di avanzamento del negoziato.

E in ottica di aggiornamento sui lavori della COP è molto importante segnalare la conferenza stampa congiunta di ieri sera tra le delegazioni di USA e Cina. Dopo essersele date di santa ragione per dieci giorni come due pesi massimi sul ring, ieri i due capi delegazione John Kerry e Xie Zhenhua si sono presentati insieme come due vecchi amici, non curanti dei cerotti sul volto a testimonianza dei recenti combattimenti. Si sono impegnati davanti al mondo a collaborare assieme per tagliare le emissioni in direzione dell’obiettivo di 1,5 °C. Questa è davvero una grande notizia, che rappresenta un passo avanti rispetto all’impegno uscito timidamente dal G20 italiano ed è  il segnale che serviva in attesa di questi ultimi due (o più) giorni di negoziato.

Ricordiamo che nel 2015, pochi mesi prima della COP di Parigi, fu proprio l’accordo bilaterale siglato pochi mesi prima da Barack Obama e Xi Jinping a dare una spinta importante per la successiva costruzione dell’Accordo di Parigi. Speriamo che ciò sia di buon auspicio anche per Glasgow.

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