31 Gennaio 2007 - angela.reggi

Il regime volontario per le emissioni ad effetto serra, le norme UNI EN ISO 14064 e 14065

Negli ultimi mesi è cresciuta notevolmente l’attenzione in Italia  verso i cambiamenti climatici di origine antropica. Anche quanti si ostinavano ancora ad interpretare la modifica del clima che sperimentiamo tutti i giorni come una conseguenza di ipotetiche fluttuazioni di origine naturale hanno dovuto arrendersi davanti alle evidenze scientifiche. L’ultimo Rapporto dell’IPCC, il gruppo internazionale di scienziati  chiamati dall’ONU a studiare i cambiamenti climatici, ritiene come sia inequivocabile che si stia attraversando una fase di riscaldamento del clima e che questo sia dovuto con molta probabilità (> del 90%) alle attività dell’uomo.

Non si tratta in realtà di una novità scientifica in quanto simili posizioni erano state espresse già nel primo Rapporto dell’IPCC del 1990, sebbene l’affidabilità scientifica dei dati di allora era decisamente minore.

Sulla base delle informazioni riportate nel primo Rapporto dell’IPCC si è comunque provveduto a sviluppare a Rio de Janeiro nel 1992 la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’ONU (UNFCCC) e successivamente il ben noto Protocollo di Kyoto (1997), accordo con cui i Paesi sviluppati si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra (GHG) entro il 2012.

Come è noto alcuni importanti Stati, quali USA e Australia, non hanno sottoscritto il Protocollo internazionale, esonerandosi di fatto davanti alla Comunità internazionale dal vincolo di tagliare le proprie emissioni di GHG.

Mentre il dibattito politico ruotava intorno al ruolo da attribuire al protocollo di Kyoto nel percorso di riduzione delle emissioni di GHG, l’ISO dava avvio allo sviluppo di un apposito standard che potesse trovare un utilizzo sia all’interno del Protocollo sviluppato in sede ONU, sia in ambiti diversi.

Ciò ha portato alla realizzazione dei nuovi standard ISO 14064 e ISO 14065 che vanno ad arricchire il già nutrito filone delle norme ambientali della serie ISO 14000.

Le due norme sono state sviluppate con l’intento di produrre degli strumenti caratterizzati da un’ampia flessibilità, in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze del panorama internazionale.

Il tipo di gas da prendere in considerazione, ad esempio, non è limitato alla sola CO2, come avviene al momento per il Protocollo di Kyoto, ma è esteso a tutte le tipologie di GHG identificate dall’IPCC (tab. 1).

Gas

Formula chimica

Potenziale di riscaldamento globale – GWP

Biossido di carbonioMetano

Protossido di azoto

CO2

CH4

N2O

1

21

310

Idrofluorocarburi (HFC)HFC-23

 

HFC-32

HFC-41

HFC-43-10mee

HFC-125

HFC-134

HFC-134a

HFC-143

HFC-143a

HFC-152a

HFC-227ea

HFC-236fa

HFC 245ca

CHF3

CH2F3

CH3F

C5H2F10

C2HF5

C2H2F4  (CHF2CHF2)

C2H2F4  (CH2FCF3)

C2H3F3  (CHF2CH2F)

C2H3F3  (CF3CH3)

C2H4F2  (CH3CHF2)

C3HF7

C3H2F6

C3H3F5

11700

650

150

1300

2800

1000

1300

300

3800

140

2900

6300

560

Idrofluoroeteri (HFE)HFE-7100

 

HFE-7200

C4F9OCH3

C4F9OC2H5

500

100

PerfluorocarburiPerfluorometano (Tetrafluorometano)

 

Perfluoroetano (esafluoroetano)

Perfluoropropano

Perfluorobutano

Perfluorociclobutano

Perfluoropentano

Perfluoroesano

CF4

C2F6

C3F8

C4F10

c-C4F8

C5F12

C6F14

6500

9200

7000

7000

8700

7500

7400

Esafluoro di zolfo

SF6

23900

 

Tab. 1: Elenco dei gas aventi un potenziale di riscaldamento globale (GWP) da parte dell’IPPC (1996)

La ISO 14064, pubblicata in Italia come UNI ISO 14064, è composta da tre parti che mantengono una loro forte autonomia di contenuti, tanto da poter essere quasi considerati “tre standard in uno”.

Si è però deciso di raggrupparli in un unico strumento normativo per dare un segnale forte e per fornire uno strumento completo al mercato.

Le tre parti che caratterizzano lo standard sono:

  • Parte 1: Specifica e guida al livello di organizzazione per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni di gas ad effetto serra e della loro rimozione;
  • Parte 2: Specifica e guida, al livello di progetto, per la quantificazione, il monitoraggio e la rendicontazione delle emissioni di gas ad effetto serra o dell’aumento della loro rimozione;
  • Parte 3: Specifica e guida per la validazione e la verifica delle asserzioni relative ai gas ad effetto serra.

La ISO 14064-1 definisce come deve essere sviluppata la quantificazioni ed il monitoraggio delle emissioni di GHG di un’organizzazione o, in altri termini, come debba essere sviluppato il cosiddetto inventario dei GHG.

L’aggiornamento dell’inventario per più anni consecutivi consente anche di mettere in evidenza le eventuali riduzioni che l’organizzazione è in grado di realizzare nel tempo.

La norma non fornisce tanto un dettaglio prescrittivo puntuale di tipo tecnico su come realizzare l’inventario, quanto una metodologia per garantirne l’affidabilità.

Alla completezza dei GHG da prendere in considerazione citata in precedenza si deve, ad esempio, aggiungere quella delle fonti di emissioni da considerare, siano esse di tipo diretto od indiretto.

In questo modo l’organizzazione è chiamata a farsi carico non solo delle emissioni di CO2 che escono fisicamente dai propri camini, ma anche di quelle legate alla produzione di energia elettrica e vapore utilizzati nel processo e che sono emesse dai propri fornitori di energia.

La ISO 14064-2 sposta invece la propria attenzione completamente all’esterno dei confini aziendali, affrontando il tema dei progetti di riduzione delle emissioni di GHG, quali possono essere per il Protocollo di Kyoto quelli legati ai Meccanismi di sviluppo pulito (CDM o Clean Development Mechanism) e di Implementazione congiunta (JI o Joint Implementation).

Per la ISO 14064-2 i progetti possono essere sia di riduzione delle emissioni di GHG che di aumento della loro rimozione, quale quella che si può avere con i progetti di riforestazione.

Anche in questo caso l’approccio è di natura principalmente metodologica ed è finalizzato a garantire la realizzazione di progetti affidabili, che possano poi essere sottoposto a verifica da parte di un soggetto esterno ed indipendente.

All’interno di questa parte della norma vengono affrontati argomenti quali:

  • la descrizione del progetto;
  • l’identificazione delle fonti di emissione di GHG;
  • la determinazione dello scenario di riferimento rispetto al quale confrontare i risultati del progetto stesso;
  • la quantificazione delle emissioni.

Al fine di garantire un approccio flessibile viene richiesto che il progetto sia sviluppato in accordo ai dettami del programma GHG entro cui si intende operare. Sarà poi proprio il programma prescelto che dovrà riconoscere i risultati raggiunti in termini di riduzione delle emissioni di GHG attraverso il rilascio di appositi crediti che avranno un valore economico di mercato.

La ISO 14064-3 è invece finalizzata alle attività di valutazione del corretto utilizzo della ISO 14064-1 e ISO 14064-2.

Nell’applicare le prime due parti della norma l’organizzazione, o chi sviluppa il progetto, formulerà un’asserzione con la quale dovrà dichiarare in modo concreto ed obiettivo quanto sviluppato ed i risultati raggiunti.

L’attività di verifica condotta in accordo alla ISO 14064-3, tipicamente condotta da un ente terzo indipendente, valuterà la completezza e correttezza dell’asserzione, fornendo in questo modo un riconoscimento a livello di mercato dei risultati ottenuti.

Il processo di valutazione dell’affidabilità della corretta applicazione della ISO 14064-2 è più complesso rispetto a quello della ISO 14064-1, in quanto prevede un intervento sia in fase ex-ante che ex-post.

Nel primo caso il valutatore dovrà intervenire inizialmente per esprimersi sulla capacità potenziale del progetto di raggiungere i risultati dichiarati e sarà poi chiamato a controllare che quanto inizialmente ipotizzato sia stato attuato in modo efficace, producendo i risultati attesi.

I due momenti assumono anche una diversa denominazione, definendo validazione del progetto quella che ha luogo prima della sua realizzazione e verifica del progetto quella successiva.

È noto che le emissioni di CO2 hanno assunto, ed assumeranno sempre di più, un importante valore economico. Già dall’inizio del 2008, data di avvio del quinquennio previsto dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni di CO2, gli esperti del settore prevedono che la tonnellata di CO2 possa acquisire un valore variabile tra i 15 ed i 20 euro, che probabilmente aumenterà nel tempo.

Ciò carica di particolare responsabilità l’attività di valutazione svolta dal validatore/verificatore  di terza parte e di conseguenza il processo di accreditamento con cui ne viene riconosciuta la capacità di operare in modo affidabile a livello di mercato.

Per questa ragione alla pubblicazione della ISO 14064 è seguita quella della ISO 14065, in cui sono definiti i requisiti che debbono soddisfare i requisiti degli Organismi che svolgono attività di validazione e verifica in materia di GHG, che intendono operare sotto accreditamento o altre forme di riconoscimento (fig. 1).

Fig. 1: Relazione esistente tra le tre diverse parti della ISO 14064 e la ISO 14065.

La ISO 14065 mantiene la stessa logica di flessibilità che si è vista appartenere alla ISO 14064 e potrà essere utilizzata sia nei Paesi europei, al fine di fornire garanzie all’interno del sistema di Emission Trading attualmente in essere, e sia nel quadro di altri programmi GHG volontari o cogenti a livello internazionale.

L’elemento forse più caratterizzante della ISO 14065 è quello di prevedere, nel caso di Progetti di riduzione delle emissioni di GHG, lo svolgimento da parte di soggetti diversi della fase di validazione e di quella di verifica. Far si che l’approvazione del progetto sulla carta e la verifica degli effettivi risultati ottenuti siano effettuate da soggetti diversi è sicuramente un elemento in grado di garantire una maggiore credibilità del processo complessivo.

ISO 14064 e ISO 14065 vengono cosi ad arricchire il panorama della normativa volontaria in materia ambientale dell’ISO, affrontando per tempo un tema il cui interesse è destinato a crescere progressivamente nei prossimi anni a livello internazionale.

Ciò varrà indubbiamente anche per l’Italia, considerato che le emissioni del nostro paese continuano ad aumentare, invece che diminuire così come richiesto nel Protocollo di Kyoto, e i prossimi anni vedranno necessariamente un notevole aumento dell’attenzione a livello politico ed economico.

È indubbio che le emissioni di GHG si acquisiranno una sempre maggiore importanza a livello di mercato e gli strumenti volontari  della ISO in questo contesto sono destinati a fornire un importante contributo alla crescita di una consapevolezza e conoscenza alla base di ogni politica di riduzione delle emissioni di GHG.

Da una parte è inevitabile ce nei prossimi anni si avrà un allargamento del campo di applicazione delle direttive europee in materia sia in termini di GHG considerati che di settori produttivi coinvolti, dall’altra le aziende non direttamente chiamate a partecipare agli eventuali programmi europei possano iniziare ad intravedere le crescenti opportunità legate al miglioramento dell’efficienza energetica, o al mercato della CO2., come già avviene in molti paesi europei più attenti a questi temi.

Il percorso sembra essere chiaramente  segnato e, come sempre, chi sarà in grado di percepirne per primo le potenzialità potrà raccogliere le opportunità migliori.

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