11 Ottobre 2018 - angela.reggi
Un articolo che vale la pena di leggere
Questo articolo del New York Times sintetizza molto bene lo stato della sfida climatica. Per chi non avesse tempo di leggerlo tutto, di seguito alcuni stralci chiave:
Avremmo bisogno di diffondere le migliori pratiche climatiche del mondo a livello globale – come le auto elettriche in Norvegia, l’efficienza energetica in California, la protezione del territorio in Costa Rica, l’energia solare ed eolica in Cina, il vegetarismo in India, l’uso della bicicletta nei Paesi Bassi.
Dovremmo affrontare l’opposizione per tutto il tempo. Per avere una possibilità verso 1.5 gradi celsius, avremmo bisogno di lasciare gran parte del carbone, petrolio e gas rimanenti nel sottosuolo, costringendo Exxon Mobils e Saudi Armcos a rinunciare ai ricavi previsti di oltre 33 bilioni di dollari nei prossimi 25 anni.
E mentre l’aria diventerebbe quasi immediatamente più pulita e le persone più in salute, gli strazianti impatti del cambiamento climatico – inondazioni a Londra, New York e Shangai, così come in Mumbai in India, Hanoi in Vietnam, Alessandria d’Egitto e Giacarta in Indonesia, per toccare solo una delle conseguenze – continuerebbero per decenni, indipendentemente dai tagli delle emissioni, a causa della lunga vita dei gas a effetto serra prodotti dall’uomo, già in atmosfera.
Risolvere il clima sarà più difficile e più improbabile che vincere la Seconda Guerra Mondiale, ottenere i diritti civili, sconfiggere infezioni batteriche e mandare un uomo sulla luna tutti assieme.
Ci sono buone notizie. Siamo perfetti per il lavoro. Se la specie umana è specializzata in qualcosa, è proprio nel raggiungere l’impossibile.
Le nostre azioni devono essere in scala, così mentre raggiungiamo passi individuali nelle nostre vite, come l’installazione di lampadine, dobbiamo renderci conto che il vero progresso viene dal voto, dalla corsa all’ufficio, dalla marcia in protesta, dalla scrittura di lettere e dalle conversazioni scomode ma rispettose con i suoceri. Questo lavoro deve essere abituale. Ogni giorno un po’ di apprendimento e di conversazione. Ogni settimana una telefonata al Congresso. Ogni anno una donazione ad una no-profit che lavora per la causa. In altre parole, una pratica.
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