26 Aprile 2016 - angela.reggi

Un (Jakarta) Post da manuale

Venerdì 22 aprile, nel volo di rientro da un gruppo di lavoro in Indonesia, ho avuto modo di sfogliare il The Jakarta Post.

Tra gli editoriali sono incappato subito in un interessante articolo di Ibnu Budiman sul rapporto tra agricoltura ed energia, il cui legame può essere strategico nelle aree rurali decentrate del paese in ottica di sviluppo sostenibile. In queste zone è particolarmente interessante accorciare la filiera tra produzione e utilizzo di energia, soprattutto se si utilizzano i rifiuti della produzione agricola come input per la generazione di energia. L’analisi di Budiman continua poi toccando temi come l’economia circolare, il diverso potenziale di utilizzo del solare termico, del fotovoltaico e della cogenerazione.

La pagina a fronte riporta un pezzo di Nirarta Samandhi, Direttore del World Resources Institute Indonesia, sulla revisione degli impegni presi dal paese con l’Accordo di Parigi. L’articolo, tanto rigoroso quanto cristallino nei contenuti, tratta il tema particolarmente critico per l’Indonesia della deforestazione. Si pensi che nel periodo febbraio-ottobre 2015 sono andati a fuoco 2,6 milioni di ettari, per un’emissione complessiva di circa 1.100 milioni di tonnellate di CO2, più di quello che emettono insieme in un anno Italia e Francia. Samandhi analizza come dovranno essere rivisti gli impegni futuri del paese alla luce della rilevanza di questi dati sulle foreste, chiudendo con delle considerazioni chiave sull’adattamento e sullo sviluppo dell’energia rinnovabile.

Il tempo di voltare pagina e trovo l’articolo di tre ricercatori: “Nuovo capitolo climatico per l’Indonesia”. Il pezzo apre con una citazione del Presidente Joko Widodo che riconosce “l’Indonesia come un paese che ospita una delle più grandi foreste e ha deciso di diventare parte della soluzione”. Anche in questo caso si tratta di un articolo di grande qualità che spazia dall’uso dei suoli all’energia. Il fatto che 50 milioni di indonesiani hanno un accesso limitato o nullo all’energia elettrica viene visto come un opportunità per la possibilità di accelerare la transizione alle rinnovabili, evitando scelte, come il carbone, che rappresenterebbero un’ipoteca sui possibili scenari energetici dei prossimi anni.

Nella sezione economica trova poi ampio spazio l’articolo documentato di Fedina Sundaryani che promuove la diffusione delle rinnovabili. Si cita, ad esempio, il programma Indonesia Terang (Indonesia luminosa) finalizzato a promuovere l’accesso all’energia da fonti rinnovabili in 12.600 villaggi.

Appena sceso dall’aereo un collega francese mi fa notare come l’inserto dedicato ai temi di costume, che non avevo avuto occasione di sfogliare, contenesse un pezzo dedicato a un’iniziativa pubblica a Jakarta a favore della mobilità ciclistica; elemento chiave per migliorare la vivibilità delle città, la salute dei cittadini e la riduzione delle emissioni generate dai trasporti urbani.

Il The Jakarta Post ha dimostrato una grande attenzione al cambiamento climatico, sia in termini di quantità degli articoli, capaci i trattarne le principali declinazioni, e sia per la qualità molto alta dei contenuti.

Forse tanta attenzione può essere in qualche modo collegata alla giornata mondiale dedicata alla terra o alla firma all’ONU dell’accordo di Parigi. E probabilmente, per lo stesso motivo, ho perso l’occasione di trovare una serie così ampia e interessante di articoli anche nei principali giornali italiani.

Ma torno a casa con il dubbio che la situazione potrebbe essere tristemente diversa.

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